"GLI SCOLARI ABINI. LE RICCHEZZE DI TETI." LA FOTOGRAFIA DI SALVATORE LIGIOS
Nelle fotografie realizzate da Salvatore Ligios nel 2003, la comunità di Teti affida il proprio volto più fragile e potente ai bambini, figure sospese tra l’eredità del passato e l’ignoto del futuro. I loro gesti, colti nella naturalezza del gioco o nell’attenzione dello sguardo, diventano qui la chiave d’accesso a una narrazione più ampia, in cui il patrimonio archeologico nuragico si intreccia intimamente con la vita quotidiana. Ligios osserva senza invadere, registra senza insistere, lasciando che la presenza dei piccoli protagonisti si sovrapponga alle forme millenarie dei bronzetti e ai silenzi del Santuario di Abini.
La mostra “Gli scolari di Abini. Le ricchezze di Teti” non è un semplice omaggio a un progetto scolastico divenuto memoria; è un atto di riconoscimento collettivo. Ventidue anni dopo, i bambini ritratti non sono più tali, ma custodiscono ancora nei loro volti adulti la promessa contenuta negli scatti: la capacità di una comunità di vedersi e riconoscersi. Ogni immagine porta con sé la densità di una storia condivisa, il valore di una trasmissione culturale che non avviene nei musei o nei saggi accademici, ma nei gesti elementari della quotidianità. Ligios, con la sua consueta finezza documentaria, inscrive la fotografia in uno spazio di sospensione: tra ciò che è stato e ciò che continua ad accadere. Così le sagome dei bronzetti nuragici, gli occhi curiosi dei bambini, il Museo di Teti e le pietre antiche di Abini compongono un’unica trama, un racconto unitario dove l’archeologia smette di essere passato e diventa materia viva, dialogo, relazione. Questa mostra invita lo spettatore a confrontarsi con la propria idea di identità: non come eredità immobile, ma come processo vitale, continuamente rigenerato dallo sguardo di chi cresce, apprende, immagina. Tornare alle radici non significa dunque chiudersi nel passato, ma illuminare il presente con la consapevolezza di ciò che si è stati. In questo incontro tra infanzia e antichità, tra gesto e memoria, tra gioco e mito, si rivela il vero nucleo poetico del lavoro di Ligios: la capacità di mostrare che la cultura non è mai un reperto da custodire, ma una forma di vita che ci trascende e ci comprende, generando sempre nuove possibilità di futuro.
Salvatore Ligios
Nato a Villanova Monteleone nel 1949, Salvatore Ligios ha esposto proprie opere in molte città italiane ed europee. Fotografo, docente e curatore, ha dedicato gran parte della sua attività alla documentazione dei paesi, dei volti e delle comunità della Sardegna, sviluppando uno sguardo attento, poetico e al tempo stesso fortemente documentario. Dal 2000 al 2009 ha diretto il museo Su Palatu, centro espositivo specializzato nella fotografia, ed è stato il direttore artistico del Festival Menotrentuno dal 2006 al 2016. Dal 2008 al 2015 è stato insegnante di fotografia all’Accademia di Belle Arti di Sassari, mentre dal 2011 è presidente dell’Associazione culturale Su Palatu_Fotografia.